Pesca sostenibile: il futuro del tonno passa da una filiera sempre più responsabile

di Federica Azzali.

L’accordo tra Unione Europea e Seychelles conferma l’importanza di una gestione responsabile delle risorse marine. Per l’industria conserviera, sostenibilità, tracciabilità e qualità sono sempre più elementi centrali di una filiera che guarda al futuro.

Il futuro del tonno passa anche dalla capacità di tutelare il mare da cui proviene. È questo uno dei temi che torna al centro dell’attenzione con il nuovo accordo tra Unione Europea e Seychelles dedicato alla pesca sostenibile, un’intesa che rafforza la cooperazione tra le parti nella gestione delle risorse ittiche e nell’accesso alle acque dell’arcipelago dell’Oceano Indiano.

L’accordo, firmato nel luglio 2026, prevede un nuovo protocollo di applicazione della durata di quattro anni e consente alle flotte europee di accedere alle acque delle Seychelles per la pesca di tonno e altre specie altamente migratorie, con regole finalizzate a garantire una gestione sostenibile della risorsa. Il tema centrale è arrivare a costruire una filiera della pesca capace di coniugare attività economica, disponibilità della materia prima e tutela degli ecosistemi marini.

Per il settore delle conserve ittiche, la sostenibilità della pesca rappresenta un elemento sempre più importante. Il tonno è una delle principali risorse ittiche destinate al consumo e la sua disponibilità dipende dalla capacità della filiera di adottare sistemi di gestione responsabili, basati su controlli, monitoraggio, ricerca scientifica e contrasto alla pesca illegale.

È proprio in questa direzione che si muovono gli accordi internazionali come quello tra UE e Seychelles: favorire una pesca regolamentata e trasparente significa contribuire alla salvaguardia degli stock ittici e, allo stesso tempo, garantire nel lungo periodo la continuità di una risorsa fondamentale per l’industria alimentare. La sostenibilità, quindi, non è soltanto una questione ambientale: si tratta anche di una responsabilità che coinvolge tutta la filiera, dal mare fino al prodotto finito.

Flott: qualità e sostenibilità lungo la filiera

Per Flott la sostenibilità rappresenta oggi una parte integrante della propria visione aziendale. L’azienda ha infatti ottenuto la certificazione MSC per una propria linea e ha dichiarato l’obiettivo di estendere progressivamente l’origine da pesca sostenibile alle proprie linee, puntando alla conversione completa entro il 2030. Una scelta che si accompagna all’attenzione per la tracciabilità e per il controllo della filiera. La qualità di un prodotto ittico, infatti, non nasce soltanto dalla lavorazione, ma comincia dalla selezione della materia prima e dalla possibilità di garantirne origine, conformità e sicurezza.

Flott opera inoltre secondo gli standard BRC e IFS per qualità, ambiente, legalità e sicurezza alimentare, inserendo questi aspetti all’interno di un percorso di miglioramento continuo dei propri processi produttivi. 

Sostenibilità: una responsabilità condivisa

Il passaggio verso una pesca sempre più sostenibile richiede però un impegno collettivo. Istituzioni, organismi di gestione della pesca, flotte, aziende di trasformazione e consumatori sono parti di una stessa filiera e le loro scelte contribuiscono alla tutela delle risorse marine.

Per le aziende conserviere questo significa anche rispondere a una domanda dei consumatori sempre più orientata verso prodotti di cui sia possibile conoscere meglio l’origine e le modalità di produzione. La certificazione della pesca sostenibile rappresenta in questo senso uno strumento importante: permette di collegare il prodotto finale a criteri verificabili di gestione della risorsa e offre al consumatore maggiori elementi per compiere una scelta consapevole. L’accordo UE-Seychelles rappresenta dunque un ulteriore esempio di come la gestione responsabile delle risorse marine stia diventando una priorità sempre più concreta a livello internazionale.

Per il mondo delle conserve ittiche, il messaggio è chiaro: il futuro del tonno non dipende soltanto dalla capacità di trasformare una materia prima di qualità, ma dalla possibilità di preservare quella materia prima nel tempo. Perché tutelare il mare oggi significa anche garantire la possibilità di continuare a portare domani sulle tavole il gusto e la qualità dei prodotti del mare.

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